Virus all’italiana
Mentre i nostri ministri imbavagliano docenti e allievi fino a giugno, nella vicina Svizzera l’obbligo è decaduto da due mesi.
Ci chiediamo, con amara ironia, se sul territorio italiano, il virus abbia assunto forme particolari e uniche, così come un tempo si riconosceva al nostro Bel Paese una certa unicità in quanto a bellezza, ingegno, creatività, intelligenza, democrazia.
Girone dantesco
Tra Lugano e Campione d’Italia corrono 10 km, e nel giro di venti minuti si passa dal paradiso all’inferno, dalla logica all’irrazionale, dalla quiete alla tempesta, dalla verità alla menzogna.
La lettura di una circolare emanata, il 16 febbraio, dal Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, indirizzata alle direzioni degli Istituti scolastici comunali e cantonali della Repubblica e Cantone Ticino, di questi tempi, è un’esperienza mistica sia per contenuti, sia per chiarezza, soprattutto se paragonata alle circolari emanate dal “governo dei migliori”
Sic et simpliciter
Quello che vi si legge corrisponde a quanto desideriamo fortemente da mesi: un esercizio di onestà intellettuale che si fonda su evidenze e dati reali, una volontà di tornare alla normalità, una totale assenza di allarmismo. Sic et simpliciter.
“La situazione generale rassicurante e l’andamento epidemiologico favorevole, marcano un chiaro cambio di passo nella strategia della Confederazione, pertanto il Consiglio di Stato ha decretato, la cessazione dell’obbligo di mascherine per allievi e docenti”
Niente mascherine anche nei negozi e negli spazi interni di ristoranti o strutture accessibili al pubblico, sul posto di lavoro, naturalmente. Cessano altresì le limitazioni dell’accesso ai cinema, ai teatri e spazi interni di ristoranti e alle manifestazioni.
Acqua e sapone
Le raccomandazioni che seguono alla comunicazione e che riguardano la scuola sembrano sonetti di dantesca memoria, laddove si invitano gli alunni a lavare le mani con acqua e sapone. Sì, perché in Italia sembra che il gel sia diventato il sovrano assoluto dell’igiene e che, insieme alla sua consorte tachipirina, sia il solo garante per la lotta contro i batteri.
Errore e orrore
Nel testo, poi, si raccomanda anche di evitare atteggiamenti di scherno o di stigmatizzazione da parte di allievi o adulti nei confronti di chi, per esempio, decidesse di indossare volontariamente la mascherina.
Mi sono soffermata a lungo su questo passaggio, l’ho riletto più di una volta ostinandomi a cercare l’errore, come farebbe una maestra di fronte ad un dettato privo di errori di un alunno notoriamente distratto.
Una normalità capovolta
Ma l’errore non c’è. Quello che c’è invece è l’orrore, tutto italiano, che è riuscito nell’impresa di generare discriminazione per la normalità e di assumere come normali pratiche che normali non sono.
Indossare una mascherina non è normale, lo è, al contrario, continuare ad indossarla quando non serve a niente.
Ammesso che sia servita davvero a qualcosa.