IMBAVAGLIATELI ANCORA.

Follie del Decreto n. 24 del 24 marzo
Non c’è limite alla follia umana. E mi scuso con i folli, per carità. I pazzi, quelli veri, solitamente sono geniali al punto che la loro genialità supera la follia.
Non è certamente il caso di chi emana i decreti in Italia. Di geniale non hanno nulla, piuttosto di criminale.
Credo di poter asserire che imbavagliare delle creature che hanno la sfortuna di compiere gli anni tra gennaio e giugno, sia un gesto criminale.
Nuove discriminanti
Bisogna immaginarsi la scena per comprendere meglio e pensare ad un gruppo classe in cui ci sono bambini imbavagliati e bambini liberi di respirare. Nella fascia di età in cui occorre dare maggior peso ai linguaggi non verbali, alla mimica facciale da esprimere e da interpretare, ecco che si “oscura” una parte del viso essenziale per lo sviluppo del linguaggio. Un’altra discriminazione e discriminante, questo giro di giostra, è diventata l’età.
Fermo restando che fare indossare la mascherina a scuola è una assurdità ancora più aberrante se viene imposta a creature in pieno sviluppo emotivo e cognitivo, pensare che improvvisamente, alla scuola dell’infanzia, si sia reso necessario l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie per chi ha la colpa di avere compiuto sei anni, è davvero scioccante.
A emergenza finita anziché togliere si aggiunge.
E cosa si aggiunge? Una mascherina che, a rigor di logica, va portata correttamente perché possa essere utile. Un dispositivo che forse giusto un chirurgo è in grado di usare in maniera adeguata.
Le disposizioni dello scorso 6 agosto recitavano che le mascherine erano obbligatorie fatta eccezione per i bambini del percorso prescolastico. Lo specificava finanche una circolare del 13 agosto che si appellava ai principi di coerenza e ragionevolezza funzionali alla didattica. E dove sono andati a finire questi principi? Non fanno forse parte del patto educativo? Nelle fasi più critiche l’obbligo non c’era, ora che siamo fuori dall’emergenza invece, fa capolino, così come una pennellata di nero che sporca un quadro, di per sé già sufficientemente allarmante.
La censura è una tacita raccomandazione tramite un pubblico divieto. (Dieter Hildebrandt)
Non possiamo non ricordare le parole del professor Galli quando, nel settembre del 2021 dichiarava: “Forse diventerà un po’ elemento di costume che prima non avevamo e poi, ad un certo punto, avremo”.
Del resto i costumi e le maschere sono elementi importanti nel teatro anche in quello dell’assurdo. Sta a noi capirlo e fare qualcosa per smascherare i registi, gli scenografi, gli attori. Senza paura, come ci dice il Professor Orsini, che non è un virologo, ma è sicuramente un guerriero a volto scoperto.