Educare alla Giustizia al di sopra delle minacce

La voce della scuola
In questa bella giornata del Festival della Costituzione noi portiamo la voce della scuola, il luogo attraverso il quale passano tutti i cittadini dell’Italia Democratica, da cui sono passati anche tutti i responsabili di questa situazione incresciosa che della Costituzione hanno fatto e continuano a fare pallottole di carta per colpire a piacimento. Di questo ci scusiamo perché se avessimo vigilato meglio, messo qualche insufficienza in più e negato i diplomi a questi figuranti di cartapesta forse non avremmo dovuto assistere allo scempio di ogni principio democratico sancito dalla nostra Carta Costituzionale.
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IL RUOLO DEGLI INSEGNANTI
Il nostro ruolo di educatori ci impone quindi di riportare la giusta attenzione sui principi fondamentali della società civile e democratica che, negli ultimi due anni sono stati ignorati e sostituiti da forme sempre più aspre di discriminazione che hanno leso il diritto al lavoro (art. 1), alla libertà personale (art.13), alla libertà di circolazione (art.16) e all’istruzione, cosa ben diversa dall’indottrinamento.
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LO STATO DI CULTURA
“La scuola è aperta a tutti” così recita l’articolo 34 della nostra Costituzione.
Affermare che “la scuola è aperta a tutti” significa caratterizzare lo Stato italiano come Stato di cultura, uno Stato che esclude OGNI discriminazione nell’accesso ai saperi e nel diritto all’istruzione e non che discrimina a piacimento.
Lo Stato, cioè noi tutti, lavoriamo per rimuovere ogni ostacolo perché la scuola sia concretamente accessibile a tutti e l’istruzione sia generalizzata.
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SCUOLA E COSTITUZIONE: PIETRO CALAMANDREI
Mai come in questo periodo i termini “Scuola” e “Costituzione” sono stati tirati in ballo così insistentemente, strattonati da una parte all’altra, snaturati, svuotati dalla loro anima e dal loro valore.
Eppure, Scuola e Costituzione sono due concetti imprescindibili e la stretta relazione che intercorre tra loro emerge in maniera netta nel pensiero di Pietro Calamandrei che nel 1950, dopo appena 5 anni dall’esperienza del totalitarismo fascista, al Congresso dell’associazione a difesa della Scuola nazionale, affermava:
“La scuola corrisponde alla Costituzione democratica ed è lo strumento perché questa Costituzione scritta sui fogli diventi realtà […].
La scuola, come organo centrale della democrazia, ha il compito di favorire la formazione della classe dirigente, non solo nel senso di classe politica, di quella classe cioè che siede in Parlamento, ma anche classe dirigente nel senso culturale e tecnico: coloro che sono a capo e delle aziende, che insegnano, che scrivono, artisti, professionisti, poeti”
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CULTURA E DEMOCRAZIA
Dal pensiero di Calamandrei emerge una lucida consapevolezza del valore civile e politico della scuola e della cultura. Calamandrei colloca la cultura tra i principi fondamentali della Repubblica, capace di rafforzarne la tenuta democratica.
La cultura è intesa soprattutto come senso critico, come strumento per una consapevole resistenza al potere, perché da questo nasce la Costituzione Italiana, dalla resistenza a un potere coercitivo di pochi sui molti, di antiscientifiche discriminazioni come il concetto di razza, sull’esclusione di persone dalla vita sociale, sportiva e culturale.
IL QUARTO PILASTRO DELLA REPUBBLICA
Egli considerava la Scuola il quarto pilastro della Repubblica, autonomo e indipendente dagli altri, e la sua diretta discendenza era data dalla Carta costituzionale negli articoli 2, 3, 9, 33, 34, 117, come dalla Carta discendono le autonomie dei tre poteri canonici: giudiziario, legislativo e amministrativo.
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Questa spinta fortissima a fare della scuola un motore efficiente della trasformazione morale e intellettuale del paese, un luogo di crescita interiore e sociale per poter vivere davvero in una democrazia, ha animato a lungo la scuola dell’Italia repubblicana.
UOMINI E COSTITUZIONE
Ma la Costituzione è insieme figlia del proprio tempo e dei suoi limiti e vive nel tempo, esposta agli usi, alle esigenze, alle interpretazioni degli uomini che agiscono all’interno di circostanze storiche determinate.
È difficile poter immaginare i padri costituenti riconoscersi nella scuola attuale e ritrovare nelle pratiche didattiche ed educative che pur vengono concepite «sulla base» della Costituzione, il frutto legittimo dei loro sforzi.
UNA MEMORIA STORICA DA PRESERVARE
Come insegnanti e come cittadini non dovremmo perdere mai la memoria dei nostri padri, coloro che ci hanno permesso di vivere in un’Italia Libera e Democratica al prezzo della loro resistenza al potere coercitivo, al prezzo della cosa più preziosa che un essere umano possa avere: la propria vita.
Noi crediamo, quasi con certezza, che se non ne avessimo perso memoria non saremmo arrivati all’orrore che stanno vivendo i nostri figli, senza neanche rendersene troppo conto, purtroppo.
Le parole di Pietro Calamandrei ci rimandano, da buoni insegnanti, ad Aristotele: per il filosofo greco, educare significa formare l’uomo buono, infondergli la virtù. E la prima virtù secondo lui è il coraggio, virtù dalla quale discendono tutte le altre. Vedere oggi cittadini impauriti e nascosti, cacciati perché camminano all’aperto da torme di pavidi ipocondriaci è a dir poco deludente.
Il cittadino virtuoso è al servizio della sua comunità e quindi mette le conquiste intellettuali e morali a disposizione della sua città, per il bene comune.
Apolidi senza patria e senza identità.
Oggi invece viene formato il cittadino globale secondo una retorica vuota, fatta di etichette sempre più astringenti, di parole inglesi per dare un tono al “nulla del niente”, per dare una nuova mano di intonaco bianco a vecchi sepolcri dove si cela il vuoto interiore, quello che trasforma il membro di una comunità in un non cittadino, un apolide senza patria e senza identità, per volere delle élite che, come abbiamo visto, tutto pensano di possedere e comandare.
La linea operativa dettata da queste élite non attinge dal pensiero e dagli studi dei grandi pedagogisti di cui l’Italia può andare veramente fiera, ma da associazioni sovvenzionate da banche, da multinazionali e organismi finanziari ovvero il “deep state” che suggeriscono le linee delle politiche in ambito scolastico.
TreELLLe, Fondazione Agnelli, Ocse Pisa, Invalsi, controllano, dispongono, legiferano anche dietro i governi e al di sopra dei Parlamenti e dichiarano chiaramente che il traguardo designato è quello della globalizzazione, della standardizzazione dei programmi.
Politiche scolastiche che vogliono trasformare gli adulti di domani, non in buoni cittadini, come intendeva Aristotele, ma in bravi cittadini che non facciano troppe domande e che obbediscano a ciò che viene detto loro di fare come delle scimmiette ammaestrate.
La classe dirigente della seconda Repubblica si forma alla London School of Economics, fucina dei rampolli di turno che fungono da cavalli di Troia nella nostra società.
Il quarto potere
Il quarto potere, quello mediatico, si è contrapposto a quello che Calamandrei chiamava il quarto pilastro dell’impianto costituzionale, cosicché l’informazione ha sostituito la cultura, la propaganda ha sbeffeggiato la scienza e l’intelligenza travestendosi con i loro colori per prendere possesso degli studi televisivi, trasformandoli da semplici teatri di burattini in pulpiti di verità fasulle. Ma solo perché glielo abbiamo permesso.
Un quarto potere a sua volta asservito al potere della finanza e del mondo neoliberista. E tutto questo è avvenuto lentamente, ma inesorabilmente, fino a far abdicare gli insegnanti dal loro ruolo di educatori rendendoli ciechi burocrati di un sistema che demolisce la Costituzione Italiana, senza far rumore. Basta essere bravi, ubbidienti, silenziosi oppure si viene sospesi, demansionati, zittiti, dichiarati inidonei da chi dovrebbe garantire il rispetto degli articoli costituzionali citati.
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Una scuola sotto le macerie
Gli insegnanti di EducaLiberaVda negli ultimi decenni hanno visto la Scuola inesorabilmente soccombere sotto le macerie della burocrazia, della medicalizzazione e della sicurezza, in un rapido decadimento della funziona educativa che vede dedicare tempo ed energie a inutili orpelli e cartacce invece che assolvere al loro ruolo primario che è quello di educare, di formare e di istruire le generazioni.
Una Scuola, svuotata dai suoi compiti e riempita di vuoti verbalismi fatti di sigle, acronimi, neologismi che si sono moltiplicati in maniera esponenziale, arranca sempre di più e con essa quegli insegnanti che vedono sottrarre tempo al loro ruolo originale dettato dalla Costituzione.
Tutti coloro che si reputano insegnanti ed educatori si riconoscono nella Costituzione italiana e nei suoi principi guida, hanno a cuore il bene dell’umanità espresso nella pratica dei diritti universali dell’essere umano e rigettano l’attuale deriva culturale. Tali insegnanti, come abbiamo fatto noi di EducaLiberaVda pertanto, non possono né vogliono aderire a pensieri e azioni che disattendono quei principi.
Rispettare la legge costituzionale è un dovere per ogni cittadino italiano e chi la disattende si pone al di fuori della comunità.
EducaLiberaVda e la Costituzione
Gli insegnanti, quelli di EducaLiberaVda in primis, saranno sempre dalla parte della Costituzione e dello Stato perché attraverso quei sani principi come guida saranno sempre in grado di riconoscere coloro che LA tradiscono nelle idee, nelle parole, nelle decisioni, nei fatti e nei Decreti, anche se travestiti da rappresentanti di quello Stato nelle denominazioni e abiti, ma non nei fatti.
Gli insegnanti di EducaLiberaVda sono vicini a tutti coloro che con argomentazioni serie e puntuali alimentano il dibattito democratico, prendendo le distanze da posizioni fondamentaliste, soprattutto da coloro che utilizzano l’emergenza Covid per smantellare il sistema democratico e i diritti civili,
Siamo per la libertà di scelta, qualunque essa sia, nel rispetto del diritto europeo, quello nazionale e dello Statuto Speciale della Regione Autonoma Valle d’Aosta.
PER ASPERA AD ASTRA.