Dalle stelle alle stalle
“La significatività della figura del docente all’interno della comunità educativa è il motore trainante di questa disposizione. Il provvedimento, infatti, coniuga due esigenze: una, per mitigare le conseguenze del mancato rispetto dell’obbligo vaccinale, mentre l’altra, per deviare davanti agli studenti il principio della responsabilità del docente. La violazione di un obbligo non può restare impunita, come giustamente sottolinea l’interrogante. Di conseguenza, volevamo inviare ai nostri giovani un messaggio potente e coerente”
Le parole del ministro pentastellato per i rapporti con il parlamento Federico D’Incà hanno suscitato in me lo stesso sgomento che provai dopo aver letto un racconto di fantascienza scritto da Fredric Brown nel 1954: La sentinella.

Il protagonista si trova in una trincea lontana anni luce da casa, attento a mantenere la propria posizione e a difenderla dal nemico alieno ostile e crudele. Mentre è di guardia vede strisciare il nemico alieno verso di lui, prende la mira lo colpisce e lo uccide. Nel morire, il nemico emette un verso agghiacciante: il protagonista descrive quell’orribile mostro che aveva “solo due braccia e due gambe” stravolgendo il lettore che precedentemente si era identificato nel protagonista ritenendolo umano, ma scopre che alla fine l’orribile creatura è l’uomo.
Turbamenti
Il discorso del ministro mi ha sconvolta allo stesso modo, con la differenza che nel caso del racconto il mio turbamento era pervaso da un sentimento di ammirazione per la genialità dell’autore, mentre la lettura delle dichiarazioni del ministro hanno generato in me solo disgusto.
Ricordano la sadica soddisfazione del ministro Brunetta quando, la scorsa estate, descriveva, con grottesca dovizia di particolari le modalità per tamponare i docenti dissidenti con tanto di sorrisi compiaciuti come se fosse un premio Nobel, sicuramente un po’ egocentrico, intento a spiegare il suo capolavoro.
Trattasi di parole vergognose e violente, di una gravità inaudita e il fatto che non abbiano suscitato nei più, alcuna reazione, come se fossero parole normali, forse addirittura illuminate, mi fanno sentire un’aliena in trincea lontana anni luce da casa, attenta a mantenere la propria posizione e a difenderla dal nemico ostile e crudele.
Dall’alienazione all’abiezione
Il passo dall’alienazione all’abiezione morale e civile è breve. Dietro alle parole che condannano la violazione del patto sociale ed educativo da parte dei docenti resistenti, si cela un messaggio chiarissimo ai ragazzi:
“Guardate che fine fa chi non china la testa, chi non dice signorsì. Imparate a essere un gregge afono e ebete, non vi permettete di pensare con la vostra testa e di contestare leggi che la vostra coscienza considera ingiuste”.
Lo sgomento di qualche riga sopra non è nulla se mi fermo a pensare ai colleghi obbedienti quelli insomma che non hanno violato il patto sociale ed educativo, quelli che violano e violentano la loro professionalità e si riempiono la bocca di termini tanto ridondanti quanto vuoti, compilano registri come se non ci fosse altro di meglio da fare, segnalano situazioni di disagio socio culturale e parlano di pace, di diritti umani e di rovesci climatici anomali.
Perenni violazioni del patto sociale ed educativo
Non si fermano quei colleghi che hanno peraltro avuto il diritto sacrosanto di vaccinarsi. Basterebbe che si interrogassero sulle” mancanze” della scuola che si trascinano da decenni: aule pollaio, carenza di docenti, edifici fatiscenti privi della carta igienica, trasferimenti selvaggi dove capita spesso che un insegnante di Catania vada ad insegnare a Milano e uno di Milano a Catania, stipendi da pezzenti, dispersione scolastica, insuccesso scolastico e chi più ne ha più ne metta. Queste non sono forse violazioni al patto sociale e educativo?
Basterebbe alzare la testa e alzarla anche dalle scartoffie burocratiche, dai progetti senza senso e prendere a guardarsi dentro per ritrovare la vera dimensione dell’insegnamento. Solo così, con o senza il siero, una moltitudine di docenti si riapproprierebbero del loro ruolo e, insieme, griderebbero allo scandalo, all’ingiustizia sadica, all’abominio.