Dacci oggi il nostro fatto quotidiano.

Dacci oggi il nostro fatto quotidiano.

articolo del Fatto Quotidiano dell’11 agosto 2022 (ed. on line)

Finalmente il mainstream inizia a pubblicare quello che sosteniamo fin dai primi mesi: il vaccino, che non vaccina e non immunizza, è dannoso. Non solo. È stato inutile. 

L’articolo si sviluppa intorno al 12° Rapporto AIFA sulla Sorveglianza dei vaccini anti-Covid-19 che rileva sospette reazioni avverse molte centinaia di volte inferiori alla sorveglianza attiva CDC e dei trial registrativi.

Come eravamo

Il 21 ottobre del 2021 nasce, su Telegram, il canale di EducaLiberaVda, il primo strumento del Comitato creato per favorire una comunicazione veloce ed efficace che mettesse in evidenza i fatti e le azioni più significative intorno al nostro agire. Una finestra sul mondo valdostano e non solo che potesse dar vita a una memoria storica e, al  tempo stesso, un punto di riferimento per affrontare in maniera consapevole le azioni future.

L’intento era quello di creare uno spazio per pubblicare pochi e precisi contenuti, dopo averli verificati, tramite articoli significativi di quanto succedeva attorno a noi, il riassunto delle informazioni che ritenevamo più importanti.

Non era, come superficialmente giudicato dai saggi al potere, un coacervo di informazioni eversive, finanche inventate, allo scopo di plagiare i lettori e di nutrire schiere di complottisti e terrappiattisti.

No. Tutt’altro. E l’articolo uscito su ” Il Fatto Quotidiano” qualche giorno fa, ci restituisce parte dell’autorevolezza che, senza falsa modestia, meritiamo.

Vaccini Covid, non credo si possa più ignorare la questione degli effetti avversi

Peter Doshi, professore all’Università del Maryland ed editorialista del British Medical Journal, è uno degli scienziati più autorevoli che fin dall’inizio si è pronunciato con voce critica sulla pandemia Covid-19 (…)

L’articolo della versione on line del giornale di Peter Gomez Homen, inizia citando Peter Doshi.


Di Peter Doshi avevamo parlato nel novembre del 2021, più precisamente l’8 novembre. Insomma eravamo stanchi di vedere sempre gli stessi volti negli schermi e di leggere gli stessi nomi sui quotidiani della nostra piccola Italia: Bassetti, Crisanti, Pregliasco e Galli, diventati star “prezzemolati” e forse anche prezzolati, meritavano un contraltare. Un diritto di replica, come dovrebbe accadere nelle democrazie che si rispettino, era d’uopo.

Sotto la linea di galleggiamento

Riproponiamo qui il nostro articolo

Peter Doshi, docente di Servizi sanitari farmaceutici ed esperto di sperimentazioni cliniche all’Università del Maryland, negli Stati Uniti, nonché senior editor del British Medical Journal, stronca i tre vaccini anti Covid.

Il suo intervento nella Tavola Rotonda organizzata da Ron Johnson – senatore repubblicano del Wisconsin dal titolo “Sen. Johnson Expert Panel on Federal Vaccine Mandates” denuncia con toni pacati la falsificazione dei risultati dei vaccini. 

Le sue parole sono semplici e comprensibili anche ad un pubblico non specializzato: si pone delle domande le cui risposte altro non sono che la logica conseguenza del buon senso sostenuto dalla conoscenza dei dati e dal loro confronto. Interessante come l’accademico porti degli esempi in cui anche la lingua ha la sua importanza e insieme ad essa la sua manipolazione arbitraria.

Secondo Peter Doshi che ha esaminato gli studi clinici sponsorizzati dall’industria per oltre un decennio, il business e il marketing sembrano essere il volano delle sperimentazioni. 

Tale affermazione gli deriva dalla sua esperienza durante l’influenza suina: ha combattuto per 4 anni per accedere ai dati della sperimentazione clinica del farmaco Tamiflu.  Voleva analizzare  le mille pagine dello studio interno aziendale e sapeva che i documenti erano sotto la linea di galleggiamento.

Ci troviamo oggi nella stessa situazione: i dati per i vaccini Covid non sono disponibili come non lo erano per il Tamiflu.

Questo sta a significare che per analizzare i dati della sperimentazione, per avere evidenze certe su Pfizer bisognerà aspettare fino a maggio 2025.

Per Moderna la pubblicazione dei dati potrebbe arrivare a fine 2022 mentre per Johnson & Johnson luglio 2022.

Quindi il processo non è ancora terminato. 

Sono pochi gli operatori sanitari e i  ricercatori abituati a condurre un’attività indipendente di revisione dei dati grezzi. Quindi quando i dati risultano inaccessibili, le proteste sono ininfluenti.

Sarebbe necessario un cambiamento culturale affinché la condivisione dei dati diventi la norma e non l’eccezione. Inoltre  sarebbe opportuno dichiarare in anticipo che non verranno approvati trattamenti o vaccini senza che ci sia completa trasparenza dei dati.

Stiamo obbligando milioni di persone a vaccinarsi contro il Covid e qualunque sia la parola che vogliamo usare per descrivere questa situazione, senza dati non è scienza.

“Questa non è scienza” doppiato in italiano

Il potere delle parole

In un passaggio del suo discorso, Peter Roshi metteva in evidenza il potere delle parole e l’impatto che queste possono avere sulle menti delle persone.

Egli nel ritenere i prodotti a mRna qualitativamente diversi dai vaccini standard, faceva notare che, nel mese di gennaio 2021, il Merriam Webster ha ampliato la definizione di “vaccino” estendendola anche ai prodotti mRna.

Come si sarebbe potuto rendere obbligatori i vaccini contro il Covid se non fossero stati chiamati, appunto, vaccini?

Lo scenario sarebbe stato diverso se l’iniezione fosse stata definita “farmaco”?

Sostituiamo le parole e immaginiamo un ipotetico scenario.

Abbiamo le prove che il “farmaco” non previene l’infezione, né ferma la trasmissione del virus, ma riduce il rischio di ammalarsi gravemente o di morire.

È possibile anzi, quasi certo, che su queste premesse la maggioranza delle persone non avrebbe accettato di assumerne una dose ogni 6 mesi per il resto della loro vita e, soprattutto non avrebbe sostenuto un obbligo normativo. 

Basta la parola” diceva una pubblicità di molti anni fa.

Infatti basta una parola per manipolare una intera popolazione.

Solo perché una “sostanza” viene definita aprioristicamente vaccino non significa che dovremmo desumere che lo sia a tutti gli effetti.

Il nuovo ordine dunque, si è servito di terminologie e concetti propri della medicina tradizionale, per imporre nuovi comportamenti e regole sociali. A questa nuova forma di obbedienza bisognava opporsi, da subito e procedere con iniezioni sì, ma di senso critico.

Chissà se gli italiani riusciranno a imparare dalle esperienze pregresse.

Proveremo ad aprire un canale Tik-Tok, forse avremmo più attenzione?

I commenti sono chiusi.